Categoria: Esoterismo

  • Come può uno scoglio arginare il Mare

    Come può uno scoglio arginare il Mare

    In questo verso di una famosa canzone di Lucio Battisti ho trovato ispirazione per buttare giù queste righe.

    Ho pensato per molto tempo che il mondo ce l’avesse con me e mi sono nascosto dietro una maschera che non mi rappresentava, ma solo iniziando una ricerca interiore ho iniziato a percepire l’essenza in ogni cosa.

    Se non avessi provato tutta la sofferenza che la Vita ha avuto in serbo per me, non sarei mai diventato la persona che sono ora e se prima mi lamentavo delle mie mancanze, ora assaporo anche le più piccole esperienze.

    Porto la croce che mi è stata donata e non ho nessuna intenzione né di lamentarmi, né tantomeno di fuggire dalla sofferenza; la Vita mi ha dato limoni e io cerco di farne la limonata più buona con quelli che sono gli ingredienti a mia disposizione.

    Godete delle piccole gioie della Vita, assaporate il sole sulla vostra pelle, gioite della compagnia di uno sconosciuto, ma soprattutto accettate tutto ciò che la Vita vi pone davanti, vi sembra che lo scoglio si lamenti delle onde che si infrangono continuamente su di lui?

    Vivete nel momento presente, perché non c’è niente all’infuori dell’adesso.

    Voi create la vostra realtà, che la Vita vi possa donare ciò di cui avete bisogno.

  • Meccanicità

    Meccanicità

    Il significato nascosto della vita sulla Terra è la creazione di un’anima attraverso l’ instancabile processo del ricordo di sé. Il ricordo di sé è il fenomeno che domina il tempo e la morte.

    Se vogliamo lavorare per evadere dal sonno, come fa Neo in Matrix, dobbiamo innanzitutto comprendere pienamente di star vivendo nel sonno! Il più grande impedimento al risveglio è l’uomo che pensa di essere già cosciente e pienamente libero. Lo sforzo di ricordarci di noi stessi durante la giornata ci permette di vedere come siamo fatti e in quale stato viviamo. Tutti intorno a noi dormono, quindi ci rimane difficile percepire che “c’è qualcosa che non va “.

    Prendiamo come esempio l’esercizio assegnato precedentemente che consiste nel ricordarci di noi mentre ci spogliamo e ci vestiamo. Svolgendolo per qualche giorno si può notare quando sia difficile mantenere stabile il ricordo di sé. Negli istanti in cui ci riusciamo sappiamo già che a breve ripiomberemo nel sonno. Ogni momento di presenza è una conquista.

    Percepiamo il sogno come se fosse la realtà solo perché non ci ricordiamo mai di noi stessi, non siamo mai presenti mentre svolgiamo le nostre attività quotidiane. Se ci sforzassimo di ricordarci di noi per un periodo adeguato, senza interruzioni, vivremmo per la prima volta un’esperienza straordinaria, potremmo cioè percepire in un lampo intuitivo che tutta la realtà è in verità un sogno e le persone intorno a noi sono addormentate. Con questo non dico di pensare che le persone sono tutte addormentate, bensì di vederlo, di sentirlo; e per farlo dobbiamo rimanere in uno stato di risveglio per un po’ di tempo.

    Per questo voglio porre alla vostra attenzione la metafora della prigione:
    “Se nasci dentro una prigione, come puoi essere consapevole di essere al suo interno?”

    ESERCIZIO
    Ricordatevi di voi ogni volta che passate attraverso una porta o aprite una porta, lo sportello dell’auto.

    Ricordate “sforzi non risultati “

  • “La Piccola Goccia d’Acqua”

    “La Piccola Goccia d’Acqua”

    Questo scritto non è stato realizzato da me ma ho avuto il piacere di leggerlo su un blog https://www.famigliafideus.com/ che mi è stato di grande aiuto, e siccome questa storia mi è stata donata e ne ho tratto molta ispirazione io la giro a voi sperando la possiate apprezzare.

    Parabole de “La piccola Goccia d’acqua”:


    C’era una volta… una ‘goccia d’acqua’. La piccola ‘goccia
    d’acqua’ vagava in alto, tra le nubi, insieme a miliardi di altre
    gocce a lei simili. Non ricordava da quanto tempo fosse in
    quello stato, ma cominciava a sentire che non la soddisfaceva
    più stare lì ed iniziò a ‘pensare’ di ‘scendere’, cosa che peraltro
    non sapeva bene cosa significasse, per sperimentare altre cose.
    Dopo qualche tempo, in cui continuò sempre a ‘pensare’ alla
    sua ‘discesa’, cominciò a sentirsi diversa, si ritrovò ‘goccia
    fiocco di neve’ e si sentì planare dolcemente verso quel ‘giù’ a
    cui tanto aveva ‘pensato’. Intorno a lei altre gocce d’acqua
    erano diventate fiocchi di neve e sembravano tutti uguali ma
    poi, osservando meglio, si accorse che anche se le dimensioni
    erano simili, ognuno aveva una sua struttura ed un suo disegno
    particolare. Rimase un po’ sorpresa poiché ricordava che come
    ‘gocce’ erano tutte uguali ma ora, in effetti, non c’era un fiocco
    uguale all’altro e ciò la rese felice poiché ‘pensò’ che così anche
    lei era unica e non esisteva quindi un altra ‘goccia-fiocco’ come
    lei.
    Beandosi di ciò che aveva capito continuò la sua dolce
    discesa, sempre più felice della sua distinzione, del suo ‘essere
    unica e diversa’, fino a quando si posò con delicatezza su una
    candida cima. Inizialmente non fu facile adattarsi alla nuova
    situazione poiché la piccola ‘goccia d’acqua’ era abituata a
    spaziare libera in alto ed ora invece si sentiva pesante e non
    poteva più muoversi liberamente come prima anche perché, nel
    frattempo, la candida ‘goccia-fiocco’ di neve si era già
    trasformata in una ‘goccia-cristallo’ di ghiaccio.
    Era felice ma, dopo aver trascorso un po’ di tempo in quella
    condizione, in cui si era ambientata e che non era poi tanto
    male, cominciò di nuovo a ‘pensare’ che così non poteva
    continuare, non era certo scesa per restare chiusa in blocco di
    ghiaccio, immobile, a rimirare sempre lo stesso panorama e
    nelle stesse condizioni.
    Si disse che ci doveva essere qualcos’altro da conoscere, da
    provare, ci doveva per forza essere qualcosa oltre il ‘luogo’ in
    cui si trovava, dove le cose non cambiavano mai e dove giorno
    dopo giorno si ritrovava ad assistere sempre alle stesse albe,
    agli stessi tramonti, agli stessi rumori che il ghiacciaio ripeteva,
    giorno dopo giorno sempre simili a se stessi e, convinta di
    questo, si ‘impegnò’ così a lungo che alla fine riuscì ad uscire
    da quella che era diventata una gelida prigione.
    Si ritrovò così a muoversi pian piano, era sempre sul
    ghiacciaio, gli scenari ed i rumori erano più o meno simili, ma
    ora notava in se stessa un movimento in avanti, lento, un po’
    esitante, a volte assente, poi pian piano riprendeva, non capiva
    bene ma era comunque un ‘cambiamento’, un ‘procedere’.
    Mentre ‘avanzava’ in questa sua nuova esperienza, guardava
    le altre ‘gocce-cristalli’ che, prima come ‘gocce’ e in seguito
    come ‘gocce-fiocchi’ erano scese con lei, ma queste non
    sembravano ora avere intenzione di seguirla, anzi, sembravano
    felici di restare in quell’ambiente ‘cristallizzato’.
    Non capiva il perché di questa loro ‘scelta’, ma provava per
    loro quasi pena, era dispiaciuta e si rammaricava del fatto che
    loro non capissero come mai lei avesse tutta questa voglia di
    ‘cambiare’, di ‘andare’ oltre e ‘divenire’ altro. Tuttavia provava
    anche una sorta di euforia poiché tra tante gocce lei aveva
    questa spinta, questo qualcosa di indefinito che altre non
    avevano e si sentiva quindi un po’ speciale, come dire… ‘più
    avanti’. Così, si lasciò pian piano tutto alle spalle ed iniziò la
    sua avventura.
    Non sapeva bene cosa la aspettava, ma era convinta che,
    ‘andando avanti’, ‘progredendo’, avrebbe trovato la risposta a
    tante domande che aveva in sé da molto, molto tempo.
    Domande a cui nessuno aveva saputo, o voluto rispondere,
    neanche quando era lassù, in alto, in quella estrema e beata
    leggerezza di cui adesso, legata dal peso del nuovo stato in cui
    si trovava, cominciava a sentire una nostalgia che non sapeva
    spiegarsi.
    Comunque proseguì nel suo ‘cammino’ e, man mano che
    ‘avanzava’, iniziò ad incontrare altre piccole gocce che, come
    lei, avevano sentito la stessa spinta a muoversi. Non tutte erano
    passate attraverso il ghiacciaio, ma anche loro erano
    insoddisfatte della situazione in cui si trovavano ed allo stesso
    modo si erano impegnate e messe alla ‘ricerca’ per scoprire
    altro. Sostenendosi e aiutandosi l’un l’altra percorsero pian
    piano altra strada e senza quasi rendersene conto la ‘piccola
    goccia’ era diventata una ‘goccia-torrente’.
    Ogni tanto, in alcuni momenti particolari, gli tornavano in
    mente le altre gocce che non avevano ‘capito’ e da cui si era
    separata. Era ancora dispiaciuta per loro e si chiedeva: “Perché
    non hanno capito?”… “Perché non mi hanno ascoltato?”…
    “Ora sarebbero qui, insieme a me, anche loro sarebbero
    ‘gocce-torrente’ e potrebbero godere di tutto ciò, e come
    sarebbero anche loro più ‘avanti’ rispetto a prima”.
    Cercava comunque di scacciare questi ‘pensieri’ e si
    consolava nella convinzione che sicuramente, un giorno, anche
    loro avrebbero ‘capito’, si sarebbero messe in ‘cammino’ e lei,
    avendolo già fatto prima, avrebbe potuto aiutarle.
    La ‘goccia-torrente’ correva tra le valli saltando da una
    roccia all’altra e conoscendo altre forme di vita, in un turbinio
    di scoperte che sembrava non avere fine. Era felice di aver
    lasciato il vecchio stato di ‘goccia-cristallo’, troppo ancorato a
    sicurezze che non la soddisfacevano più, ma dopo poco anche
    questo nuovo stato non dava più alla ‘goccia-torrente’ quelle
    soddisfazioni e quella gioia che all’inizio sembravano non
    avere prezzo. Non era contenta di questo perché sembrava che
    qualunque cosa ‘facesse’ c’era sempre quell’insoddisfazione di
    fondo che non riusciva a spiegarsi.
    Pensava tra sé e sé: “Sì, è bello tutto ciò che sto ‘vivendo’ e
    sono soddisfatta del lavoro che ‘ho compiuto’, da semplice
    ‘goccia’ mi sono prima distinta in ‘fiocco’, poi in ‘cristallo’ e
    con tanto impegno in ‘rivolo’ che è diventato ‘torrente’. Ho
    imparato tanto su di me e su ciò che mi circonda ma sento che
    c’è ancora altro, la mia vita non può essere solo questo
    saltellare beatamente da una roccia all’altra salutando le
    piante e gli animali che incontro lungo il ‘cammino’. Deve per
    forza esserci qualcos’altro. Ho deciso, mi impegnerò ancora di
    più per andare sempre sempre più avanti e vedere cosa
    ‘divento’”.
    Sembrò non aver fatto in tempo a formulare questo pensiero
    che iniziò a notare un rallentamento nella sua corsa. Dapprima
    appena percettibile ma, man mano che procedeva lungo il
    ‘cammino’, la sua baldanza sembrava diminuire, i suoi salti erano sempre più pacati e non faceva più tanto rumore come
    prima, la sua voce era diventata quasi un sussurro.
    Guardandosi intorno notava che anche il paesaggio era man
    mano cambiato e dalle strette valli, con una ‘visione limitata’,
    in cui era abituata a districarsi con la sua irruenza, si trovava
    ora in un nuovo luogo, con più ‘spazio’, che le permetteva una
    vista maggiore non solo su ciò che sfiorava nel suo ‘cammino’,
    ma anche sui monti lontani da cui veniva e questo la riempì di
    ‘orgoglio’ pensando a tutto il ‘lavoro’ e a tutta la strada fatta. Ed
    è proprio grazie a questa maggiore ‘visione’ che si accorse di
    essere ‘diventata’ una grande e placida ‘goccia-fiume’.
    Felice di questo nuovo ‘passaggio’ si sentiva più unita al
    ‘tutto’. Gli animali si avvicinavano timidi alla ‘goccia-grande
    fiume’ per abbeverarsi e lei si donava, gli alberi si inchinavano
    al suo passaggio e molte altre ‘gocce-torrenti’ volevano unirsi a
    lei che, lungo il suo ‘cammino’, benevolmente le accoglieva.
    Ripensò a quando era una piccola, semplice ‘goccia’ e
    nessuno la teneva in considerazione e la rispettava, ma ora era
    ‘diventata’ una ‘goccia-grande fiume’ e chiunque la guardava
    provava ammirazione e rispetto per il suo ‘percorso’ e per tutto
    ciò che ‘lei donava’ in termini di forza, nutrimento e pacata
    saggezza.
    Tutti gli esseri traevano gioia e nutrimento al suo passaggio
    e nelle sue vicinanze era dolce il vivere, ma la ‘goccia-grande
    fiume’, come per un malefico incantesimo sentiva sempre,
    dentro di sé, quella sorta di insoddisfazione latente, un sottile
    malessere che la spingeva ad andare ancora più avanti e ad
    impegnarsi sempre di più per raggiungere qualcosa che non
    riusciva a capire bene cosa fosse.
    Quest’ansia sottile, a volte, rendeva la ‘goccia-grande fiume’
    burbera e scontrosa, tanto da arrecare anche distruzione a chi si
    trovava in quei momenti nelle sue vicinanze, ma per una strana
    quanto incomprensibile alchimia, gli esseri tornavano sempre
    per stare in sua compagnia.
    E così, cercando per quanto possibile, di padroneggiare
    questa ‘percezione’ sottilmente sgradevole, ‘procedeva’
    imperterrita nel suo ‘percorso’ continuando ad accogliere, a
    conoscere e a donarsi. Mentre ‘compiva’ tutto ciò, iniziò ad
    avvertire una strana sensazione, il suo ‘muoversi’ non era più
    lineare, ma era come se scorresse in tutte le direzioni e, per la
    prima volta, avvertì una ‘profondità’ mai provata prima.
    Questo nuovo ‘stato’ spaventò quella che tanto tempo prima
    era una ‘piccola goccia’. A volte si ‘vedeva’ così immensa da
    non scorgere altro che se stessa, altre volte invece si ritrovava
    vicinissima a quella terra che, come ‘goccia-grande fiume’, per
    tanto tempo aveva accarezzato, ma quello che meno
    comprendeva era questo senso, questa ‘percezione’ di
    ‘profondità’. Una sensazione così forte e costantemente
    presente che non aveva mai minimamente provato e che la
    convinse che, ora, il suo ‘divenire’ era terminato.
    Ora aveva ‘capito’, ora aveva ‘visto’, ora aveva ‘provato’, ora
    era ‘diventata’ tutto ciò che una goccia poteva aspirare a
    diventare, ora… era ‘goccia-oceano’!
    Non c’era nulla di più grande e maestoso. Il suo tocco era
    avvertito in tutto il pianeta e ne determinava addirittura il
    clima. La sua forza e la sua ‘ricchezza interiore’ donavano la
    vita a tutti gli esseri. La sua potenza poteva esprimersi in una
    calma assoluta così come in una distruzione tremenda che
    toccava tutto ciò che la circondava o che era al suo interno. La
    sua voce poteva essere un melodioso canto così come un
    rabbioso urlio furibondo.
    Era ‘diventata’ cosciente della sua ‘grandezza’, aveva
    ‘capito’ che la vita che donava e che in parti uguali toglieva,
    faceva parte del ciclo dell’esistenza ed accettava tutto ciò che
    per suo tramite si compiva. Ora, la ‘piccola goccia’ è in pace,
    poiché è certa che non può diventare niente di più ‘grande’ di
    ciò che è… ‘diventata’!
    Beh… fine della favola! O forse no?
    C’era qualcosa che la ‘piccola goccia diventata oceano’ non
    riusciva ancora a capire. C’era una ‘luce’ che l’accompagnava
    fin da quando aveva iniziato il suo ‘cammino’. L’aveva sempre
    sentita presente, a volte era una piccola luce fioca, altre volte
    cambiava colore, in alcune occasioni non la vedeva pur
    sentendola presente e in altre ancora era così accecante da non
    poterla neanche osservare.
    Ed ora questa ‘luce’ sembrava attirarla verso l’alto, verso
    quell’alto da cui era partita tempo fa. Anche questa volta stava
    ‘accadendo’ qualcosa che non ‘capiva’. Lei, la ‘goccia-grande
    oceano’ che tutto lambiva e conteneva ora sembrava non avere
    più consistenza ed in un attimo infinitesimale si ritrovò in un
    altro luogo.
    Non riusciva a comprendere dove fosse ‘arrivata’, ma dopo
    tanto ‘lavoro’ la ‘goccia-grande oceano’ si sentiva molto stanca
    e visto che il nuovo ‘luogo’ in cui si era venuta a trovare gli
    sembrava molto accogliente si concesse un meritato riposo.
    Passò del ‘tempo’ e la ‘grande goccia-oceano’ finalmente si
    risvegliò, si sentiva un po’ strana, diversa da quando si era
    assopita, si guardò meglio intorno e quel ‘luogo’ le sembrava
    familiare, ma poi guardò se stessa e rimase sgomenta… era di
    nuovo una ‘piccola goccia d’acqua’! E quel ‘luogo’, che le era
    sembrato stranamente familiare, era proprio lo stesso dal quale
    era partita ‘tanto tempo’ prima!
    “No… non è possibile!” esclamò. Non riusciva a ‘capire’,
    tutto quel ‘lavoro’, tutto quell”impegnarsi’, tutto quel
    ‘progredire’, tutto quel ‘divenire’, per ritrovarsi di nuovo al
    punto di partenza? “Che senso ha tutto questo?” si domandò.
    Era scoraggiata la ‘piccola goccia’, non riusciva proprio a
    comprendere come fosse potuto accadere, eppure era certa di
    aver fatto un buon ‘lavoro’ quando era ‘laggiù’, aveva rispettato
    e amato tutto tutto ciò che aveva sfiorato o contenuto, si era
    anche dispiaciuta per chi non ‘aveva capito’ e nell’ultima fase,
    in cui era addirittura ‘diventata oceano’, aveva donato tutta se
    stessa. Cosa non aveva adempiuto! Che cos’è che non aveva
    ‘capito’!
    Si guardò di nuovo intorno disorientata, il ‘luogo’ era
    proprio lo stesso dal quale era partita ma, le sembrava di
    percepirlo in maniera leggermente diversa. Poi si accorse che
    anche se non capiva bene cosa stesse succedendo c’era una
    sensazione che la confortava un po’ ed era quella ‘luce’ che
    aveva sempre sentito vicina, una luce piacevole, calda,
    accogliente, amorevole e che anche ora era lì con lei. Non
    riusciva ad individuare un posto preciso in cui la ‘luce’ si
    trovasse perché le sembrava che fosse presente ovunque, e
    mentre continuava ad osservarla ad un tratto sentì una ‘voce’
    che con tono imperioso le chiese: “Chi sei tu?”.
    La piccola goccia restò perplessa e si spaventò anche un po’,
    non aveva idea di chi avesse parlato né da dove proveniva
    questa ‘voce’ possente e mentre cercava di capire cosa stesse
    succedendo sentì di nuovo: “Chi sei tu?”.
    Allora, anche se non aveva idea di chi stesse parlando, si
    fece coraggio e rispose: “Io sono una ‘goccia d’acqua’… in
    verità pensavo di essere diventata ‘goccia-grande oceano’, ma
    ora mi ritrovo di nuovo qui, nello stesso posto da cui ero
    partita, come una ‘piccola goccia d’acqua’”.
    La ‘voce’ allora, questa volta con tono amorevole, le chiese:
    “Mhmm… sei proprio sicura di ciò che stai dicendo?”
    E la ‘piccola goccia’: “Certo che sì, non mi vedi forse?”.
    “Ah ah ah… certo che ti ‘vedo’”, le rispose bonariamente la
    ‘voce’. “Bene, vedo che siamo alle solite e da lì non ci
    schiodiamo. Ti dirò di nuovo, come ho fatto innumerevoli altre
    volte prima di questa, chi veramente ‘tu sei’ e già so che, di
    nuovo, lo dimenticherai subito dopo. Ma anche questa volta il
    ‘tuo compito’ è cercare di ‘ritrovare’, di riscoprire dentro di te,
    ciò che ti dico e che in fondo a te stessa ‘già sai’, e che
    continuerò a sussurrarti continuamente. Ora rivedrai ciò che
    hai compiuto tutte le volte precedenti in cui hai sentito
    quell’imperioso desiderio di ‘scendere’, le rivedrai tutte fino
    all’ultima e poi mi dirai se questa volta hai capito”.
    Così la ‘voce’ diede la possibilità alla ‘piccola goccia’ di
    rivedere ciò che aveva compiuto tutte le volte in cui era ‘scesa’
    fino ad arrivare all’ultima e poi le chiese: “Ora che hai ‘visto’ e
    ‘ricordato’ cosa hai capito?”.
    “Beh” rispose la ‘piccola goccia’, “mi sembra di aver capito
    che ho compiuto un buon lavoro. Le prime ‘discese’ non
    riuscivo neanche a muovermi più di tanto ovunque io arrivassi,
    poi man mano le cose sono cambiate. A volte sono ‘diventata’
    un piccolo rivolo che si è poi essiccato nel deserto, ci sono
    state alcune ‘discese’ in cui dopo essere ‘diventata’ un laghetto
    alla fine sono evaporata e ci sono state volte in cui scorrevo
    sotto terra.
    Devo dire però che non mi sono piaciute tanto quelle
    ‘discese’ in cui sono ‘diventata’ un pantano o una palude
    maleodorante, lì, in effetti, non è che abbia fatto tanto bene il
    mio ‘lavoro’. Tante altre volte però ho visto che sono diventata
    un fresco torrente o un bellissimo fiume e poi nell’ultima… eh,
    devo dire che nell’ultima ho proprio fatto tutto il ‘percorso’ e
    penso anche molto bene. Hai visto? Sono partita come goccia
    e poi via via, fiocco, cristallo, rivolo, torrente, fiume ed infine
    oceano. Sono passata ovunque ed ho toccato tutto, quindi
    penso di aver concluso tutto il percorso, non credi?”.
    La ‘voce’ tacque per un po’ e poi le chiese di nuovo: “Sei
    davvero convinta di ciò che stai dicendo?”
    “Certo” rispose la ‘piccola goccia’, “tutto ciò che ho rivisto
    mi sta facendo davvero ricordare tutto ciò che ho ‘fatto’”.
    “Mhmm… anche stavolta non ci siamo” disse la ‘voce’,
    “dimmi, se le cose stanno come tu dici, come mai ora sei, per
    l’ennesima volta, di nuovo qui come ‘piccola goccia d’acqua’?”
    “Beh, questa è una cosa a cui sto pensando da quando ho
    avvertito la tua presenza e mi sono rivista” rispose la ‘piccola
    goccia’, “proprio non riesco a spiegarmelo ed infatti mi sono
    chiesta che senso avesse questo dopo tutto il ‘lavoro’ fatto”.
    E la ‘voce’: “Vedi, siamo alle solite, tutte le volte la stessa
    storia. Tutte le volte che torni dalle tue ‘apparenti discese’..”
    “Un momento” interruppe ‘la piccola goccia’, “come
    sarebbe a dire ‘apparenti discese’? Io sono scesa innumerevoli
    volte, tu stessa me l’hai appena fatto ‘vedere’”.
    “Ma il fatto che tu le ‘veda’ o le ‘percepisca’ non significa
    che siano ‘reali’” spiegò la ‘voce’. “Ricordi quella volta in cui
    come ‘goccia-umidità’ hai contribuito a far ‘apparire’ un
    miraggio?”
    “Sì sì… ricordo di aver ‘fatto’ un bel ‘lavoro’, c’era un’intera
    oasi nel deserto ed era divertente…” disse ridacchiando la
    ‘piccola goccia’.
    “Ed era ‘reale’ secondo i tuoi parametri?” chiese la ‘voce’.
    “Beh, in effetti no…” ammise la ‘piccola goccia’.
    “Ah ah ah…” la ‘voce’ esplose in fragorosa risata e chiese
    “e allora dov’era il ‘lavoro’ fatto? E ‘chi’ avrebbe fatto questo
    ‘lavoro’? Non capisci che era solo ‘apparenza’? In realtà l’oasi
    non c’è mai stata e mai nessuno ha potuto dissetarsi ad essa.”
    La ‘piccola goccia’ era turbata, sentiva dentro di sé che ciò
    che le era stato appena detto era vero, ma non riusciva ancora a
    capire bene dove volesse arrivare ‘la voce’ ed allora chiese:
    “Ma se le cose stanno così perché continuo a vivere queste
    ‘apparenti discese’?”
    “La risposta alla tua domanda, che a te sembra molto
    profonda e ardua, è che ‘tu non sei’ ciò che ‘pensi’ di essere”.
    La ‘voce’ fece una piccola pausa come per dar tempo alla
    ‘piccola goccia’ di assimilare ciò che le stava comunicando.
    “Continui a pensare di ‘essere’ un qualcosa, in questo caso
    una ‘piccola goccia’ che, per ‘evolvere’, ed è questa parola che
    ti procura sempre la stessa insoddisfazione che senti latente in
    te, deve ‘divenire’ qualcosa di più grande, deve muoversi, deve
    comprendere in sé tutto ciò che vede e con cui viene a contatto.
    Continui a vederti come ‘goccia’ che deve ‘crescere’ per
    diventare ‘oceano’ e non ti vedi per ciò che ‘realmente sei’…
    acqua! Acqua che è oltre l’oceano e ne è l’essenza stessa.
    Capisci ciò che ti sto dicendo?”
    “Beh, veramente non molto” disse la ‘piccola goccia’.
    La ‘voce’ allora continuò: “In quanto acqua non eri prima
    ‘su’ e poi ‘giù’, oppure prima ‘ferma’ e poi in ‘movimento’,
    questo ti ‘sembrava’ accadere solo a causa della ‘visione
    distorta’ di te stessa. In realtà ‘sei presente’ sempre e
    dappertutto, in ogni forma e in ogni tempo, in un ‘eterno
    presente’ che non ‘vedi’. E non riesci a ‘vederlo’ solo perché
    non poni attenzione al tuo ‘essere acqua’, ma solo e soltanto
    alla tua forma ‘apparente e transitoria’.
    In quanto acqua non devi ‘divenire’, né ‘andare’ da nessuna
    parte. Come puoi ‘divenire’ se, in quanto acqua, sei già vapore,
    goccia, fiocco, cristallo, rivolo, torrente, fiume, mare, oceano,
    sei solo tu che ti ‘vedi’ a volte in uno ‘stato’ ed a volte in un
    altro. E come puoi ‘andare’ in qualche posto se ‘sei’ già
    ovunque? Sei nella terra e nelle piante, negli animali e negli
    esseri umani, sottoterra e nell’aria, nelle comete e nel cosmo
    tutto, sei solo tu che ti ‘vedi’ a volte in un ‘luogo’ ed a volte in
    un altro.
    Questo significa che tutti gli ‘stati’ in cui ‘pensi’ di trovarti e
    tutti i ‘luoghi’ che ‘pensi’ di percorrere sono, da ‘te-acqua’,
    vissuti nello stesso istante e cioè… ‘qui e ora’!
    È solo il tuo ‘pensare’, cosa tra l’altro che tu ritieni molto
    utile, che ti ha infilato in questo ‘sogno irreale’. Ma la realtà è
    che tu ‘non puoi divenire’ poiché ‘già sei’ acqua, dall’eternità, e
    ‘l’eternità’ non è un tempo infinito ma ‘assenza di tempo’, né
    puoi andare in qualche posto poiché ‘già sei’ ovunque e
    ‘l’ovunque’ non è uno spazio infinito ma ‘assenza di spazio’.
    Continui a pensare di dover ‘fare qualcosa’ per andare ‘da
    qui’ a ‘la’ o per ‘diventare’ da ‘così’ a ‘cosà’ ma non è questa la
    realtà, questa è solo la ‘tua realtà’, un sogno dal quale non
    riesci a ‘risvegliarti’. In realtà hai solo assistito a ‘ciò che già
    sei’ e cioè alla ‘manifestazione’ dell’acqua che ‘sei’. E ti dirò di
    più, in ‘tutto ciò che accade’, ‘tu’ non hai alcun merito, né
    alcun demerito. Come puoi ‘tu-goccia’ che sei uno ‘stato
    apparente e transitorio’ avere una seppur minima influenza
    sulla ‘reale e costante essenza’ che è sempre presente e che di
    volta in volta si manifesta come ‘fiocco’, ‘torrente’, ‘fiume’,
    ‘oceano’… ma in realtà è sempre e solo ‘acqua’?
    La verità è che la ‘goccia’ non c’è mai stata, solo l’acqua è
    sempre stata presente… in un ‘eterno presente’! E l’acqua che
    ‘sei’ non deve ‘fare’ niente per ‘diventare’ ciò che ‘già è’.
    Ricorda… nessuna quantità o qualità di ‘fare’ condurrà
    mai a… ‘essere’! Hai capito ora?”
    La ‘piccola goccia’ tacque per un po’ e poi chiese: “Ma
    allora se sono tutto ciò che hai detto perché continuo a
    vedermi ‘piccola goccia’?”.
    E la ‘voce’ rispose: “Perché non hai ancora compreso che
    tu, in quanto ‘goccia’, ‘non-sei’. Quando la tua ‘individualità
    goccia’ non sarà più, allora vedrai ciò che è sempre stato
    presente e cioè solo ‘acqua’ e nient’altro. Quando ti vedevi
    ‘oceano’, se ‘un’onda’ si fosse sollevata e avesse detto: “Io
    sono l’onda!”, cosa le avresti detto?”
    E la piccola goccia dopo averci pensato un po’ disse: “Beh,
    le avrei detto che lei in quanto ‘onda’ non esiste, ma è solo una
    ‘manifestazione’ del mio movimento in quanto ‘oceano’ e che
    non può decidere lei di alzarsi o di quanto alzarsi o in che
    direzione andare o di dove e come andare a morire. Sono solo
    ‘io-oceano’ che mi manifesto sempre e comunque”.
    “Bene… molto bene” disse la ‘voce’, “forse questa è la volta
    buona, sembra che finalmente tu abbia capito cosa intendo.
    Un’ultima cosa, sai da dove viene questa ‘voce’ che ti sta
    parlando?”
    “Da te, da questa luce che ‘vedo’ sempre intorno a me,
    anche se a volte non la percepisco proprio bene”, disse la
    ‘piccola goccia’.
    “E non ti sei chiesta perché la ‘senti’ sempre accanto a te?”
    chiese la ‘voce’.
    “Veramente no… non ci ho mai pensato” rispose la ‘piccola
    goccia’.
    “Bene, sappi che la luce che senti sempre accanto a te… sei
    tu stessa! Bada, non ‘tu-goccia’ ma tu in quanto ‘essere’”, disse
    la ‘voce’.
    “Ma allora se la luce ‘io-sono’… la ‘voce’ che sento non è la
    ‘tua’… cioè della ‘luce’… insomma è la mia… cioè sono ‘io’ che
    parlo a ‘me stesso’. Beh, ma allora se è così… oddio, non ci
    capisco più nulla!” replicò sbigottita la ‘piccola goccia’.
    “Bene!” disse la ‘voce’, “E’ proprio questo che deve
    ‘accadere’! Quando non ‘capirai più’, poiché il ‘capire’ è un
    ‘fare’, allora si svelerà ‘ciò che è sempre stato, che è e che
    sempre sarà’… l”Essere’! Ricorda ciò che ti ho appena detto:
    Nessuna quantità o qualità di ‘fare’ condurrà mai a…
    ‘essere’!
    In quanto a questa ‘voce’, non è proprio la ‘tua’, poiché non
    esiste niente a cui appiccicare quella parolina che tanto ti
    piace… ‘mio’! Mio di chi? Io chi? Io non-sono, tu non-sei, ma
    la voce ‘è’, la luce ‘è’, l’amore ‘è’, un solo Essere ‘è’… ‘Tutto è’!
    E se ‘Tutto è’ allora anche ‘Nulla è’ poiché il ‘Tutto’ e il ‘Nulla’,
    compenetrandosi e annullandosi a vicenda, come tutto ciò che
    ‘appare’ nella dualità, scoprono l’Unica Realtà Senza Nome.
    La Realtà di ciò che è ‘aldilà dell’Uno’ poiché l’Uno è solo
    il primo di una serie infinita. Ma ciò che a volte viene
    chiamato Assoluto, Atman, Sé, Coscienza, Colui che E’, non è
    definibile poiché qualsiasi nome pone un limite e la Realtà
    Ultima non ha limiti e di conseguenza nome. Questo ‘è ciò che
    sei’, sei ciò che trascende la dualità ma nello stesso tempo la
    manifesta, sei ciò che è aldilà dei nomi e delle forme, lo sei
    sempre stata e non puoi essere null’altro poiché null’altro
    esiste. Ora vai e questa volta cerca di ricordare… ‘Sei una
    goccia d’acqua o l’acqua della goccia?’. Ciò su cui porrai la
    tua attenzione ti permetterà di sperimentare un sogno irreale o
    l’Unica Realtà che nome non ha. Io continuerò a parlarti
    sempre, in ogni occasione, non dubitare mai della presenza di
    questa ‘voce’, ma se proprio vuoi dubitare di qualcosa dubita
    sempre di ‘te-goccia’ e chiediti in continuazione…’Chi sono
    io?’” e dicendo questo la ‘voce’ tacque.
    Poi tutto sembrò offuscarsi in un ‘tempo senza tempo’ che
    nessuno saprebbe definire o quantificare ed… oplà!
    C’era una volta una ‘piccola goccia’ che d’improvviso si
    ritrovò su una candida cima…
    Parabola donata l’8 agosto 2017 da
    ANAMSVARAH
    (la ‘Voce’ senza nome)